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luglio 3 2013

Il futuro per me è far conoscere ai ragazzi l’orizzonte, per superarlo

di: Alli Traina
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Daniela

Con Daniela Bellomonte ho appuntamento al Centro Tau, nel quartiere Zisa. È lì che per lei è iniziata ogni cosa, quando da bambina si è innamorata “del teatro e del mondo”.

Non conosco la via Cipressi così chiedo ai passanti. «È lontanissima» dicono alcuni. «È qui vicino» dicono altri. E la strada appare e scompare a ogni passo. Certi quartieri a Palermo sono così, lontanissimi e vicinissimi insieme. Per il resto della città sono zone di frontiera, per chi ci vive sono il centro del mondo.

Il Centro Tau da 25 anni apre quelle frontiere. Lo fa valorizzando il talento e la creatività dei più giovani che, se stimolati, ne sanno molto di più degli adulti. La loro capacità di immaginazione e di innovazione è di gran lunga superiore. Per questo lì gli educatori non insegnano la creatività, ma la liberano. Ci sono videomaker, musicisti, reporter, scrittori sotto i diciotto anni che non solo imparano ma anche insegnano. Realizzando l’idea che Daniela porta avanti insieme agli altri educatori: la peer education, l’educazione fra pari. I ragazzi sono così appassionati che creano loro stessi dei corsi per i loro coetanei. Come Alessio Castiglione che si è inventato il New book Club, un corso di scrittura creativa.

Daniela ha trent’anni e un’età indefinita quando insegna inglese, cittadinanza europea e partecipazione. La sua è una storia circolare, come il suo sogno. Grazie a ciò che ha imparato da bambina frequentando il centro, decide di studiare. Si laurea in Lingue e trova un lavoro, ma quello che fa non ha senso se non è realizzato nel luogo dove tutto è iniziato. Decide così di insegnare ai giovani del Tau ciò che ha imparato: conoscere il mondo per capire se stessi. È la conoscenza che rende liberi di scegliere in modo consapevole. Scegliendo e non subendo il proprio destino. Con il progetto “Gioventù in azione” riesce ad ottenere dei fondi dalla Comunità Europea per attuare degli scambi internazionali. I ragazzi, dopo la formazione, partono ogni anno a costo zero verso un Paese diverso. Una piccola rivoluzione per chi non lascia mai il proprio quartiere, se non il sabato quando ci si spinge fino a piazza Castelnuovo.

Decide, poi, di mettersi in cammino con i suoi alunni per conoscere le diverse comunità straniere che arricchiscono la città: perché è un dono meraviglioso potersi immergere in tante culture differenti solamente facendo quattro passi. E anche perché solo nella pratica si può insegnare il rispetto, non attraverso manifestazioni che durano un giorno. Il futuro si costruisce dando l’opportunità ai giovani di “realizzare” se stessi. Nel senso di far diventare reali i propri talenti in potenza. Quello dell’educatore, soprattutto se svolto nelle periferie urbane, è uno dei ruoli più importanti della società eppure -mi spiega Daniela- spesso neanche è considerato lavoro ma volontariato. Nonostante sia lì che si lavora veramente su chi il futuro lo farà.

«Vorrei che il nostro sia considerato un lavoro e non volontariato. E che gli stessi ragazzi domani insegnino ai propri compagni ciò che hanno imparato oggi».

www.mediatau.it

www.iammonline.it

 

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